Keep calm and eat vegan!

 
 
 
 
Sin da piccola ho preferito pane e pomodoro, parmigiano o frutta, ai dolcetti confezionati che divoravano i miei amichetti rotondi. Grazie anche alle mie merende salutari, sono sempre stata piuttosto filiforme, avendo, nonostante questo, energia da vendere. 
La mia dura educazione alimentare, però, iniziò il giorno in cui nacqui.
Mia madre non riuscì ad allattarmi naturalmente e, per una neonata gravemente intollerante al lattosio, la nutrizione divenne il problema principale, sin dal primo giorno. 
Raccontava mio padre che, nonostante fossi nata piuttosto robusta, circa quattro chili, nel giro di pochi giorni persi il 25% del mio peso, mettendo in grave pericolo la mia salute. 
Al tempo non era semplicissimo trovare latte artificiale che non contenesse lattosio, così mio padre correva ogni volta a Genova, per comprare scorte di delattosato. 
Crescendo, intorno ai due anni, iniziò a manifestarsi anche la celiachia, adesso fortunatamente circoscritta a sporadici episodi.
Fu così che i miei, per non far vedere pane e focacce ad una bambina così piccola, mi lasciavano seduta su un tappeto, per terra, mentre loro mangiavano. Se avessi assaggiato le prelibatezze che comprava mia madre, sarei sicuramente stata male. 
Ho ancora un’immagine vivissima, in cui sedevo su quel tappeto, una pelle di mucca pezzata bianco-nero, con la schiena appoggiata allo sportello del mobile di cucina. 
I miei seduti a tavola, sicuramente a cena, ed io che gustavo una triste zuppa di biscotti di riso comprati al panificio (i biscotti erano buonissimi), ammorbiditi dentro un bicchiere di acqua calda zuccherata.
Ricordo benissimo anche il bicchiere, uno di quelli da collezione in cui c’era la crema alla gianduia più famosa del mondo, che mangiava sicuramente mia madre perché io ero intollerante anche all’aria che respiravo! Al tempo si collezionavano i bicchieri dei puffi.
Sono stata curata, mi furono reintegrati alcuni alimenti in modo graduale, che oggi riesco a mangiare senza pagare gravi conseguenze. Ma la mia educazione alimentare ha inevitabilmente e forzatamente deviato verso un orientamento salutista.
Ecco che, soprattutto dopo periodi di intense guerre a colpi di forchetta, mi ingegno per riportare il corpo e lo spirito verso le sane e, per me normali, buone abitudini.
 
 
 
 
Ingredienti per 4 persone:
  • 3 finocchi
  • 1 cucchiaio di farina di riso
  • 1 cucchiaio di grasso di cocco (in alternativa olio evo)
  • 1 cucchiaio di curry piccante in polvere
  • 250 ml latte di cocco
  • 2 cucchiai di acqua
  • sale qb
  • pepe nero qb
  • farina di mandorle qb
 
 
 
 
 
Pulite i finocchi, tagliateli a spicchi abbastanza sottili, e sbianchiteli in acqua salata, finché non saranno lucidi, ma ancora croccanti.
In un pentolino, a fiamma media, fate un roux con il grasso di cocco e la farina di riso, cercando di sciogliere i grumi con l’aiuto di un mestolo di legno. 
Aggiungete piano piano il latte di cocco, ed amalgamate al roux mescolando continuamente. 
Terminato il latte, pulite la lattina con due cucchiai di acqua, in cui scioglierete anche il cucchiaio di curry. 
Aggiungete il curry alla besciamella vegana, salate e pepate.
Scolate i finocchi, asciugateli, e distribuiteli in una pirofila in modo uniforme, o in piccole forme monoporzione. 
Coprite con la besciamella al curry, salate la superficie e, se volete, cospargete di poca farina di mandorle, tostate e frullate. 
Infornate per 15 minuti a 250°, con la funzione ventilata con grill. 
Sfornate ed aspettate qualche minuto prima di servire. 

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