Marmellata di pere e cacao amaro

Chi di noi, da bambino, non ha sognato (o addirittura avuto) una casa sull’albero?! Io ne possedevo una, costruita con gli amichetti del quartiere, in un terreno semicoltivato di proprietà del nonno di uno di loro. Ricordo che chiesi a mio padre, imprenditore nel settore dell’arredamento, di procurarmi delle assi di legno e dei chiodi molto grandi, perché potessimo costruire la nostra casa sull’albero con l’aiuto del nonno di Pietro. Abitavamo tutti nel quartiere, affacciati su quella campagna che molto spesso era fonte di ispirazione dei giochi più divertenti. Trafugare pannocchie nei campi o strappare fichi freschi e maturi dagli alberi per una merenda ancor più saporita, erano gesti dal gusto intenso. Così come il giocare a nascondino in piena estate, rimpiattandosi nei fossati seccati dalla calura, che facevano da confine naturale tra un appezzamento e l’altro. E che dire delle mille sbucciature alle ginocchia, prodotte dal saltare con la bicicletta sulle zolle aride, con conseguenti cadute e relativo sporcarsi da capo a piedi?! Il nonno di Pietro era uno dei contadini che spesso facevamo arrabbiare, perché il suo campo era spesso depredato da noi bambini, che rovinavamo le colture come provetti barbari, sia dove il lavoro dei campi era evidente, sia dove non c’era seminato. In mezzo ad uno dei suoi prati, c’era un albero gigantesco: non ricordo che pianta fosse, ma mi ricordo la sua maestosità, forse amplificata dai miei occhi di bambina. Aveva una chioma possente, che in alcuni periodi dell’anno era verde e folta.Chiunque avesse pensato ad una casa su un albero, non avrebbe potuto immaginare luogo migliore. Nonostante fossimo discoli, il nonno di Pietro fu felicissimo di esaudire il nostro desiderio di costruire il nostro “regno” sulla sua pianta, improvvisando una casetta nella quale avremmo passato i nostri pomeriggi, sgranocchiando dolciumi e frutta. Si trattava di poche assi di legno, quelle che mio padre aveva portato a casa, inchiodate ai rami più robusti dell’albero, come panchine improvvisate. Usammo anche delle coperte e vecchie lenzuola per ricoprire le assi o per realizzare una sorta di pareti, che rendessero il nostro ambiente un po’ più intimo e raccolto. Avevamo costruito una scaletta (ovviamente sempre di legno), ancorandola al tronco con chiodi e funi, utili nella salita, per non rischiare di cadere.
Il nostro sogno fu così realizzato, con un pizzico d’impegno e tanta inventiva. Ricordo che passammo un’estate intera sopra quella casetta, parlando, giocando e leggendo giornalini come Topolino o Il Corriere dei Piccoli. Circa un paio di anni fa, navigando su internet alla ricerca di un regalo per una persona speciale, trovai un agriturismo che aveva a disposizione non una, ma ben due case sull’albero. Prenotai subito e, anche se con una lista di attesa di circa otto mesi (quasi un parto), riuscii a rivivere quell’emozione d’infanzia. La casa era bellissima, in cima ad una quercia secolare, all’altezza di circa dieci metri da terra. Le luci erano soffuse, la casetta tutta in legno. Non c’era la TV e per arrivarci i padroni di casa ci dettero una torcia in prestito. Si godeva di una quiete mai percepita prima.
Fu un’esperienza unica e la colazione, a base di prodotti casalinghi, tutti preparati dalla padrona di casa, fu a base di zabaione, torta margherita, pane in cassetta e una meravigliosa marmellata, che è lo spunto per questo breve racconto. La ricetta della signora era più cremosa, perché al posto del cacao amaro aveva usato del cioccolato fondente, ma vi assicuro che anche questa versione è altrettanto gustosa. Anzi, forse risulta addirittura più leggera e quindi più adatta ad un uso quotidiano.
 
 
 
 
 
 
 
Ingredienti:
  • 600 gr pere abate
  • 350 gr zucchero (io fruttosio)
  • 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
  • 1/2 limone spremuto
 
 
Sbucciate le pere e tagliatele a tocchetti. Mettetele in una pentola con il succo di limone e lo zucchero e cuocete a fuoco basso, ma con un leggero bollore, per circa 45 minuti. Frullate la marmellata al minipimer e aggiungete il cacao amaro.  Fate bollire per altri 5 minuti, fino a che la marmellata raggiungerà la giusta consistenza. Versatela in barattoli che poi farete raffreddare capovolti e avvolti in un canovaccio asciutto. Il giorno dopo potrete già gustare questa ottima marmellata, su una buona fetta di pane casereccio.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*